Attraversiamo in auto le strade di una Recoaro ancora assonnata e semideserta in un radioso mattino di sole, poi imbocchiamo la valle che porta alla Gazza, senza incontrare anima viva. Ci accompagnano il buon Pietro ed il figlio, rispettivamente fratello e nipote di Andrea, subissandoci di domande, curiosità ed incoraggiamenti.
Alle otto in punto siamo sul piazzaletto sotto il rifugio Cesare Battisti. Un breve saluto a Pietro ed un arrivederci a tra una settimana sul Grappa, poi entriamo per una breve sosta bagno e caffè. Andrea attacca subito discorso con il gestore, in mancanza di avventori, e gli espone il programma che ci accingiamo a fare. Questi, con aria sorniona, finge incredulità, poi ci squadra da testa a piedi ed infine afferma che Bellò non è partito da qui, ma bensì da Recoaro Mille, via monte Campetto-Fraselle-Zevola. Gli faccio notare, che semmai, il prologo parte da Campofontana, e prosegue per Telegrafo-Lobbia-Fraselle-Zevola, ma rischio solo di innescare una inutile discussione, quindi pago ed esco toccando Andrea ad un braccio.
Il tempo di una sigaretta e di un’occhiata allo stupendo anfiteatro formato dai monti Zevola Plische e Fumante, una stretta di mano molto prolungata, e siamo pronti a partire. Osservo il mio compagno. Non so per quale miracolo, si è finalmente deciso a cambiare la vecchia sacca militare con un moderno zaino da
Delle due magliette in microfibra che mi ero sforzato di fargli prendere, una è stata distrutta innaffiando di verderame le viti, l’altra ha in bella vista il marchio di un ferro da stiro in mezzo alla schiena.
Indosso la bandana e gli occhiali da sole, allaccio ai polsi i bastoncini da trekking ed inizio la salita, che si sviluppa regolare a tornantini, sfiorando dapprima la base del Sasso delle Molesse, per poi portarsi con un traverso sulla destra sin quasi allo sfocio del Forcellino ed infine, con una breve impennata, sbucare al celebre passo della Lora
In giro non c’è quasi nessuno e basta sgranocchiare un pezzettino di pane per essere subito circondati da uno stormo di gracchi neri. Riflettiamo sul fatto che il confine con il Trentino sia spostato così a sud, rispetto allo spartiacque, sulle tracce ancora visibili, pur se qui fu solo retrovia, della Grande Guerra ed infine sulla bellezza di alcune guglie rocciose nelle immediate vicinanze ed attacchiamo il ripidissimo spallone ovest dell’Obante, sino a sbucare al passo omonimo
Ci concediamo una sosta al rifugio dove divoriamo un piatto di bigoli con l’anitra e un intero cesto di pane fragrante, e bevendo solamente acqua, due chiacchere con un tizio solitario, che dice di essere li in vacanza da una settimana e con una giovane cameriera molto carina, il consueto caffè con annessa sigaretta e siamo di nuovo in marcia.
Contorniamo alla base
Dal passo degli Onari scendiamo per il ramo occidentale del camminamento sino alla selletta nord-ovest lungo un percorso a tratti molto esposto ma di rara bellezza, per poi calare attraverso un fitto bosco di faggi sino alla depressione del Pian delle Fugazze. Il contrasto tra quest’altro passo frequentatissimo da auto e moto e la silenziosa solitudine del percorso appena fatto fa meditare. Le cose sembrano ridursi a due: o nella settimana di ferragosto pochi appassionati frequentano i monti di casa oppure sempre meno gente ha voglia di fare, per quanto sana sia, fatica.
Dopo aver cercato per un po’ la famosa “Pria Favella” ed aver trovato solo un bel cippo in cui campeggia un restaurato “Leon in Moleca” proprio a bordo strada, torniamo sui nostri passi e ci concediamo una bella birra ed una sigaretta comodamente seduti. Siamo pur sempre in ferie no?
Dal passo
La camera che ci viene assegnata è comoda e con ben tre letti. Ci concediamo una bella doccia e un riposino sino a quasi l’ora di cena. Dopo tutto abbiamo coperto il percorso in sei ore, ben due in meno dei tempi segnalati, e con buoni
Una falce di luna illumina tutta la bastionata del Carega e del Kerle mentre le pendici boscose intorno a noi sono avvolte dalla + completa oscurità e animate solo da folate di vento o dal richiamo di qualche notturno rapace.
Parliamo un po’ del percorso fatto e di quel che ci attende l’indomani, il Pasubio.
Alle 22.30 siamo già a letto e Andrea cade subito in un sonno profondo, mentre io lascio vagare a lungo i pensieri, sino a che, complice un materasso infossato, vengo rapito da un torpore forse + simile ad un dormiveglia.
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